mercoledì 2 aprile 2014

PREMESSA: Perché le premesse, a casa mia, si devono fare per forza. Ciò che segue non è altro che il mio compito di sceneggiatura che avrei dovuto consegnare settimana scorsa: scrivi una storia "zuccherosa". Ora, io non lo so se è zuccherosa abbastanza, io non so farle certe cose. Ancor meno cercare di racchiudere un messaggio all'interno di un racconto. Che cosa ho fatto? Ho raccontato della mia ex, che dovevo esorcizzare in un modo o nell'altro. Ormai è un capitolo chiuso, ma dovevo pur metterci la pietra sopra. La pietra, spero, che con questa si piazzi e non si sposti più. Buona lettura, stronzi.

Tutto inizia in un cimitero. Un bel paesaggio allegro, insomma. Io ero lì, sulla tomba della mia ex ragazza. Una ragazza che ho amato tantissimo, anche se purtroppo non ho mai avuto modo di dirglielo. Mi chiamo Luca, e questa è la storia di come la mia ex morta mi ha aiutato a tornare in vita.

Come dicevo, è iniziata nel cimitero. Ero a terra, triste come non mai. Piangevo di continuo, quando stavo da solo, ed erano passati 9 mesi da quando era accaduto. Dieci, da quando la lasciai… l’errore più grosso della mia vita. Ero in un periodo di crisi emotiva, e come mio solito quando mi sento tale, ho preferito starmene solo con me stesso, e quella volta allontanai anche lei. E credetemi che feci di tutto, per far in modo che accadesse. Un mese dopo, lei in preda al dolore per quanto le feci, prese l’auto ubriaca e finì oltre un guard-rail e perse la vita. Per causa mia. Da quel momento ho provato ad andare avanti, perché sapevo che era ciò che lei avrebbe voluto, e ci sono anche riuscito per un po’. Ho migliorato anche la mia vita, ho iniziato a frequentare persone e a riallacciarmi con qualche vecchio amico. Ma non ce la faccio. Io la amo ancora. È morta per causa mia, ora è lì sepolta sotto terra. Scusami, amore. Scusa se ho causato tutto questo. Mi manchi.

«Guarda che io sto benissimo!». Una voce femminile si fece sentire alle spalle di Luca. Non ci credeva: lei era viva! Anna era con lui. Dopo lo spavento iniziale, si fermò a guardare la sua amata. Era uno spettro, ma riusciva a toccarla. E lei era bella proprio come la ricordava. Luca inziò a piangere, e chiese se fosse giunta la sua ora. No, non era ancora arrivato quel momento, disse Anna, però era proprio stanca di sentirlo piagnucolare ogni sera sulla sua tomba e sentire quanto schifo facesse la sua vita. Era stufa, perché in vita non aveva fatto altro che questo: piagnucolare! Su qualsiasi cosa, la sua condizione, su tutto! Eppure Luca aveva raggiunto dei traguardi, secondo Anna, però era attaccato ancora a concezioni assurde e non aveva mai imparato realmente a vivere. E ora… che Anna è morta vorrebbe insegnare Luca a vivere? Che assurdità. Luca le chiese che quando erano in vita, lei gli disse che ormai non lo amava più perché l’aveva fatto soffrire: perché adesso era tornata per aiutarlo? «Perché ti amo ancora», disse. Ma non quel tipo di amore che avrebbe riunito entrambi felici e contenti. Luca desiderava morire e ricongiunsi a lei, ma Anna no. Doveva dargli una svegliata! Così iniziò a seguirlo ovunque, tanto solo lui poteva vederlo, e quando Luca finalmente si decise ad accettare il fatto che non sarebbero mai tornati assieme, Anna decise di dargli una mano. Sì, era proprio stufa che la sera piangesse sulla sua tomba e pronunciasse il suo nome dieci volte al giorno, e non perdeva tempo a ribadirlo! E così, via. Luca iniziò a iscriversi a siti di incontri, ma subito Anna lo fermò all’istante: non era quello il modo. Passarono le successive 3 notti a frequentare bar e pub, abbordando ogni tipo di ragazza, anche quelle con la quale non avrebbe mai avuto successo, o che non erano alla sua altezza. “Ti servirà per fortificare il carattere e saperci fare”, disse Anna. Dopo aver rimediato una sveltina con una ragazza un po’ bruttina, gli insegnamenti di Anna diedero i suoi frutti, e riuscì a fargli abbordare una ragazza bellissima, una di quelle come piacevano a lui… e i due iniziarono a frequentarsi. Preso dalla felicità, Anna decise di dileguarsi per un po’ e lasciarlo da solo, e Luca sembrò cavarsela bene. Certo, a volte non sopportava proprio l’atteggiamento di questa ragazza, Nicole, però a lui andava bene. Era tanto bella e facevano tanto sesso, e la cosa gli andava bene. L’inaspettato, però, doveva ancora accadere. Luca, che nel frattempo durante tutta la sua ricerca con Anna era rimasto sui siti di incontri, aveva iniziato a parlare con una ragazza della sua città. Una tipa simpatica, Noemi, molto gentile, disponibile e con numerosi interessi… a differenza di Nicole, che in fin dei conti era solo un’oca, nonostante la sua laurea in scienze umanistiche. L’inaspettato, dicevo: Noemi chiese a Luca di uscire e i due si incontrarono due volte come semplici amici, alla terza scattò un bacio. Luca si chiese cosa stesse facendo: quella era la stessa cosa che gli capitò quando si lasciò con Anna. Ormai non voleva più far in modo che riaccadesse, quindi la lasciò andare, e tornò con Nicole. Non era proprio una grandissima idea, però. Le cose peggiorarono, e il rapporto con Nicole andò di male in peggio, e Noemi provò a starsene in disparte, anche se mandava un sms a Luca di tanto in tanto. Seccato da tutto questo, Luca prese ancora una volta la sua decisione: si isolò, e mandò all’aria tutto. Ormai tutto andava male, gli errori commessi erano gli stessi, e adesso forse era anche peggio. Nicole non era di certo Anna, quindi non perse tempo due volte a prendere e lasciarlo da solo, e a lui quasi non importava più, quasi gli dispiaceva per Noemi, anzi. Ma aveva il cuore distrutto, e nella sua mente riecheggiava solo il nome di Anna: l’unica ragazza che aveva mai amato. Prese una bottiglia e si ubriacò, fin quando non prese le chiavi della macchina. Il suo scopo era semplice, tant’è che lo rivelò pure al fantasma di Anna, riapparsa proprio in quel momento: si sarebbe ucciso. Cosciente che ormai Anna non sarebbe rimasto con lui neanche nella morte, iniziò a contemplare seriamente la scelta del suicidio: se fosse finito all’Inferno, non avrebbe più rivisto Anna, nel Paradiso. Sì, iniziò veramente a delirare. Però Anna sapeva che lei, in vita fece un errore madornale, e che aveva anche lei un briciolo di colpa.

“La mia più grande colpa, quando stavamo insieme, fu che io decisi di spronarlo come facevo di solito. Istigandolo a fare di meglio. E io non avevo capito che lui aveva solo bisogno di un appoggio. Era solo troppo orgoglioso per chiederlo. Troppo spaventato di ammettere che voleva soltanto stare in silenzio, abbracciati. Di sentirsi amato. Anche io ho avuto la mia colpa.

Sì, ha un carattere di merda. Ma se lo ami, capisci che è la cosa giusta da fare. Quindi, vai da lui, prima che sia troppo tardi”.

Queste parole erano indirizzate a Noemi. Anna decise di manifestarsi anche a lei. Noemi prese tutto di corsa, e in lacrime iniziò a seguire l’auto di Luca, diretto verso la stessa strada dove Anna perse la vita. Ma gli avvenimenti furono un po’ rocamboleschi, Anna apparve al centro strada e fece andare fuori strada l’auto di Luca. Non si fece nulla, oltre che qualche contusione e l’auto sfasciata. Noemi corse alla sua auto e gli prestò soccorso. Lei stette tutto il tempo all’ospedale, giorno e notte, e parlarono tantissimo. Parlarono anche di Anna, ne parlarono tantissimo. Quando i dottori intimarono Noemi di andarsene a casa a riposare, Luca rimase da solo nella sua stanza, poi apparve ancora Anna. “Ora non piangerò più sulla tua tomba. Non ti scoccerò più”, disse Luca. “Lo spero”, rispose lei. Dopo averla ringraziata, le chiese perché aveva fatto questo a lui, nonostante lui fosse stato la causa della sua morte. Lei rispose che non era colpa di nessuno. E se l’aveva fatto, era perché comunque sia, nonostante tutto, lo amava. Poi sparì.


Tutto finì su una lunga strada deserta, illuminata dai raggi del tramonto… con Luca e Noemi andar via mano nella mano.

Spero sia stata "zuccherosa" abbastanza. Il finale mi fa altamente vomitare.

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