domenica 12 aprile 2015



Più o meno un anno e mezzo fa, in preda ad una pura crisi esistenziale (avevo appena lasciato la mia ragazza in situazioni molto, molto spiacevoli) mi domandavo quale fosse il mio scopo nella vita. All'epoca avevo 25 anni e giuro che ero stanco della vita che facevo... monotona e senza alcuno sbocco; decisi che dovevo trovare qualcosa che mi piacesse fare e che mi aiutasse a sentirmi realizzato. Capii che avevo una grandissima passione che mi portavo dietro sin da piccolo, anche se con un silenzio durato quasi 10 anni: il fumetto. Decisi, così, di intraprendere un corso privato di sceneggiatura presso una struttura a caso in cui si insegnava principalmente disegno e lì mi sentii quasi a casa. Non tanto per l'ambiente, ma perché avevo finalmente capito che avevo realmente una passione; non una di quelle passeggere le quali mia sorella da piccolo era capace di farmi sentire un idiota solo perché passavo da una "fissa" ad un'altra con estrema facilità. Con questa esperienza crebbi. Riuscii finalmente a capire come espandere la mia mente, mi avvicinai più a me stesso comprendendo che era la scrittura l'unica cosa capace di rendere concreti, mantenere saldi e tenere ordinati i miei pensieri. È stata un'esperienza folle, dopo tutto. Non rimpiango i soldi buttati (letteralmente), nemmeno i sogni infranti per colpa di persone incapaci di mantenere i propri impegni perché la testa viaggiava verso altri luoghi, restando ferma ad un punto solo per brevi tempi salvo poi ricordarsene sporadicamente a entusiasmo spento. Cosa rimpiango, allora? La mia inettitudine a non aver capito subito quale fosse la mia strada, o forse l'inettitudine dei miei genitori a non capire che era un liceo, che fosse classico o artistico, la mia strada e non un istituto tecnico solo perché l'informatica è il futuro.

Non voglio piangere sul latte versato. Voglio solo sfogarmi.

Sfogarmi, sì. Ho sempre sognato scrivere fumetti.
Da piccolo, oltre alle millemila storie sugli zombie (tra cui una reinterpretazione di Resident Evil ancora conservata!) avevo scritto una storia di fantasmi che feci leggere a metà degli amici in classe alle elementari e piacque a tutti. Scrissi una storia di draghi antropomorfi che vivevano avventure da supereroi simil-Tartarughe Ninja con una rottura della quarta parete non indifferente: durante lo svolgersi dell'avventura, sopra i balloon degli omini stilizzati commentavano la scena e ridicolizzavano gli avvenimenti, criticando di tutto, dai disegni alla calligrafia. E non solo mi limitavo ai fumetti. Da piccolo, prendendo pari pari il libro di storia, dopo aver visto La Pazza Storia del Mondo di Mel Brooks decisi di scrivere la mia Pazza Storia del Mondo, e ne feci un mini-racconto che conquistò e fece piegare in due dal ridere anche la mia insegnante di italiano. Come non capire che era questo che mi piaceva fare, non lo so. Andare a rinfacciare questa cosa ai propri genitori non è una cosa molto matura. Ahimè... è andata così. Fine del discorso.

Mi avevano detto che non è mai troppo tardi per cominciare. Per questo decisi di intraprendere questo corso di sceneggiatura. Lavorai anche ad un paio di progetti. Ho realizzato anche una mini-storia a fumetti, con tanto di tavole, di un cane alieno parlante atterrato sulla Terra e in cerca di un amico in una storia che sarebbe dovuta essere tra il "citazionismo" di opere del fumetto mainstream e un racconto esistenziale che avrebbe dovuto parlare di amore, amicizia e solitudine. Ho vari file Word con un bel po' di idee abbozzate. Esistono solo 10 pagine di introduzione, nemmeno tanto completate, poi fine. Sia chiaro, non credo di aver avuto l'idea originale del secolo, anzi sarò parecchio autocritico: il fumetto autoreferenziale con protagonisti sé stessi sono una botta nei coglioni. Sì, ci sta facendo una fortuna Zerocalcare, ma non è il genere che a me piace fare... anche se lo avessi effettivamente realizzato, non sarebbe (a mio parere) nemmeno 'sta grandissima idea.

Dopo la "scuola di sceneggiatura", ho provato a restare in contatto con disegnatori.
Mi son guardato in giro. Ho realizzato che la possibilità di realizzare qualcosa c'è realmente. Il web aiuta tantissimo, poi. Basti vedere quante porcate stanno vendendo un botto e riscuotono successo, tipo per citarne alcuni Sio con il suo Scottecs (che per carità, qualche vignetta è pure carina, ma non è un fumetto) o A Panda Piace che sinceramente mi astengo anche dal commentare. Andando oltre, stesso qui in Campania ci sono i ragazzi di 47 Dead Man Talking che han realizzato Vrenzole vs. Kitammuorti che, cioè, solo l'idea è figa ma a contenuti avrebbe potuto dare di più, ma ancora una volta: le possibilità di realizzare ci sono. Bastano contatti. Voglia di fare. Voglia di creare. Alla fine, o si crea qualcosa di figo o si finisce tra gli autori dei Fumetti Disegnati Male, dove spicca tra tutti Davide La Rosa che è, a mio avviso, il miglior fumettista italiano che non lavori per fumetti seriali.

Sto scrivendo di getto. Dove voglio arrivare?
Certo, sembrano le parole di uno che rosica a morte e perché negarlo? Rosico. Rosico perché vedo gente incapace fare fortuna con idee sceme, o ancora gente che potrebbe far di più con idee geniali. Magari, ecco, forse vorrei esser io tra quelli. Avrei desiderato saper disegnare, anche male, così che avrei potuto sentirmi più sicuro e buttarmi a capofitto in un ambiente che - sia chiaro - da quel poco che vedo mi fa abbastanza incazzare (ma solo perché sono così misantropo che mi sta sul culo sia l'ambiente intellettuale che quello da nerd). Chissà cos'avrei potuto fare a quest'ora? Magari, starei realizzando il mio Vodoo Zombies affianco alle vrenzole e i kitammuorti? O avrei rotto la quarta parete con gli omini che vivevano sui balloon dei draghi? Frequentare disegnatori, dentro e fuori le pseudo-accademie, mi ha fatto capire che l'ambiente creativo è pieno di gente con la testa fra le nuvole. Che vorrebbero realizzare cento cose ma non ne riescono nemmeno una.

La cosa triste è che io faccio parte di questa stragrande maggioranza di stronzi illusi e senza paura di esserlo. Alla fine ciò che conta è sopravvivere alla vita vera. Basta sognare, dicono. Basta inseguire i propri sogni. Ma alla fine, le opportunità si creano o ti vengono servite su un piatto d'argento? Credo che tutto sia possibile, con un po' di impegno e fiducia in sé stessi. La seconda mi manca. Nel mio piccolo provo a darmi una spinta. Ma ancora una volta, faccio parte dei fumettisti wannabe, quella fetta di persone che si alimentano delle proprie illusioni.
Un uomo diventa un critico quando non può essere un artista così come un uomo diventa un traditore quando non può essere un soldato.

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