martedì 28 ottobre 2014



Doppia recensione anche oggi.
I spit on your grave è il titolo di ben due film, uno del 1978 conosciuto in Italia come Non violentate Jennifer, il secondo è del 2010 e trattasi del remake del primo e che vanta un sequel del 2013. A dire il vero, I spit on your grave ha avuto diversi sequel e riadattamenti, ma mai nessuno degno di nota, se non il più recente diretto da Steven R. Monroe. Trattasi di un film principalmente horror, con tematica rape and revenge ovvero stupro e vendetta è un film degno di nota, soprattutto per i suoi contenuti forti e discutibilmente "pesanti".

Siamo negli anni '70, e l'argomento stupro nonché considerato ancora troppo forte, era abbastanza forte nella cinematografia dell'epoca, basti pensare a film come Thriller o il premio Oscar Deliverance, noto in Italia come Un tranquillo weekend di paura. Sebbene il genere d'exploitation ci abbia marciato parecchio sul rape and revenge, I spit on your grave è senz'altro uno di quelli più importanti e "pesanti" vista la sua natura. Ma andiamo per gradi. La storia parla di Jennifer Hills, una giovane ragazza che affitta una casa sul lago nel tentativo di scrivere il suo primo libro che finisce vittima di un gruppo di ragazzi che la importunano di continuo e che finiranno, ahimè, con uno stupro di gruppo. Tra di loro, un giovane ragazzo timido e con evidenti problemi mentali nonché anch'egli complice degli altri tre, incaricato di porre fine alla vita della ragazza ma che per paura e - forse - un briciolo di rimorso, non riesce nell'intento e la lascia in vita. Questo fa in modo che la ragazza, una volta ripresa, escogiti un piano per avvicinare ogni singolo individuo ed ucciderli uno alla volta, passando dall'impiccagione alla più cruenta evirazione, forse la parte più pesante della pellicola del 1978.

Il messaggio è chiaro. L'assalitore, per difendersi, confessa alla ragazza che le sue azioni erano del tutto giustificabili: lei se ne va in giro scollata, o camminando in maniera - a detta sua - provocante, stimolando la fragilità dell'uomo. Poi questa rifiuta le avances, e lascia l'uomo deluso. Giustificabile? Ovviamente no, ma è una mentalità che purtroppo portiamo ancora avanti, ed è la stessa che va a giustificare uno stupro. Fortunatamente, questo nel film viene evirato e lasciato sanguinare fino alla morte, ma la realtà dei fatti è tutt'altro che diversa. In una società dove lo stupro è ancora oggi giustificabile con una mentalità del genere, questo film andrebbe visto in chiave molto critica; la vittima che si trasforma in assalitore verso coloro che l'hanno assalita per prima altri non è che uno specchio di ciò che può accadere all'interno di una persona vittima di tale violenza, oltre a quella di un chiaro senso di "risentimento" che va a trasformarsi in pura vendetta. E se nel film del '78 l'argomento è abbastanza forte e le modalità in cui Jennifer uccide i suoi stupratori possono essere cruenti solo per l'epoca, il remake del 2010 è ancora più scioccante.

Inutile ripetere la trama, è pressoché la stessa, aggiungendo però l'inserimento di un ulteriore personaggio, lo sceriffo, che anch'esso si aggiunge allo stupro di gruppo. Qui l'orrore è raddoppiato. Se nella prima pellicola lo stupro (censurato nella versione italiana) è comunque velato dalla censura dell'epoca, in I spit on your grave il tutto è molto più diretto, e le dinamiche dello stupro sono più realistiche e più disgustose. Un qualcosa d'impatto. E non viene mostrato solo lo stupro vero e proprio, ma la violenza psicologica subita anche prima della violenza, l'umiliazione che arriverà alla conclusione di quell'orribile atto perpetrato anche da chi meno se l'aspettava (Matthew, il ragazzo ritardato). Rispetto a Non violentate Jennifer la psicologia è predominante, e si riesce ad arrivare fin dentro le sensazioni della vittima, fino al volerla incoraggiare nella sua tremenda vendetta, che qui sono molto più cruenti e "poetiche" rispetto alla pellicola originale. Anche qui c'è la scena dell'evirazione solo con un "tocco in più": una volta tagliatogli il membro, Jennifer lo infila nella bocca del suo stupratore, che tanto apprezzava il fatto di infilargli di tutto nella bocca della ragazza.

Anche qui il messaggio è pressoché lo stesso, ma vuole darlo con un maggiore impatto, e ci riesce benissimo. Non credo si possa trattare di un film adatto a tutti, è decisamente forte per i suoi contenuti espliciti, e anche se c'è una leggera esagerazione nell'esecuzione degli omicidi, il tutto è ovviabile al fatto che lo spettatore possa pensare che quel trattamento è ciò che quelle persone si meritano. Certamente, film del genere non serviranno di certo a cambiare il mondo, però potrebbero servire a far aprire gli occhi, e a far capire ad una donna che bisogna lottare, contro certe mentalità.

Tuttavia, al di là di discorsi decisamente pesanti, che purtroppo non vedranno mai luce, finché esisterà l'orrore che solo l'uomo sa creare, ritorniamo al film. Non violentate Jennifer è sicuramente un film da non perdere per gli amanti del cinema, I spit on your grave è lo stesso, solo molto più intenso con contenuti anche fin troppo forti. Consigliato a chi non si lascia disgustare facilmente.

0 commenti:

Posta un commento