martedì 29 settembre 2026

 


Parlare di sentirsi intrappolato in una vita, o in un corpo, non proprio, non è propriamente facile. Non perché sia impossibile trattare l'argomento, bensì far arrivare al pubblico quelle esatte emozioni è un qualcosa di pressoché arduo, perché nessuno in verità riesce davvero a comprenderlo fino in fondo. Chi ci riesce bene è Jane Schoenbrun con I Saw the TV Glow (titolo in italiano Ho visto la TV brillare). Una storia dai tratti horror, drammatica, straziante, che parla di disforia di genere (e non solo) con un linguaggio emotivo forte accompagnata da una fotografia che, nel caso non fosse già chiaro, rende visivamente palese ciò di cui si parla.
Prendiamoci una piccola pausa e parliamo del film.

La storia, in breve.
Anno 1996, Owen e Maddy sono due adolescenti che hanno in comune la passione per una serie TV trasmessa il sabato sera dalle 22:30 alle 23: The Pink Opaque. La serie TV parla di due amiche che combattono il mostro della settimana, inviato dalla loro nemesi, Mr. Melancholy, che vive sulla luna. Maddy ha un'ossessione particolare per questa serie TV, confonde la vita reale da quella della fiction ed è convinta che anche Owen ne faccia parte. La successiva scomparsa di Maddy coincide con la chiusura alla quinta stagione della serie TV. Owen prosegue la sua vita, fin quando Maddy fa il suo ritorno ancora ossessionata dalla serie TV. Da quel momento, la connessione di Owen alla serie TV si fa sempre più forte e la realtà e quella della serie TV cominciano a mescolarsi.


La storia è pressoché questa. Parlare di come l'intero film sia una grossa metafora della disforia di genere è inutile, perché solo guardandolo può arrivare ciò che Schoenbrun vuole raccontare. Disforia di genere, ovviamente, è una chiave di lettura. Il film è anche, e soprattutto, un film che vuole invogliare a vivere seguendo sé stessi, non secondo le regole di chi, dall'alto (rappresentato da Mr. Melancholy) giudica e vi impone uno stile di vita che può non appartenervi.
Un film che, inoltre, racconta di come da piccoli vediamo il mondo con occhi differenti e percepiamo le cose in maniera amplificata. Una serie TV scadente può apparire a un bambino come qualcosa di magnifico, di molto più profondo di quanto sia in realtà, perché riesce a trasmettergli qualcosa di vero riguardo alla propria identità. E di come il potere di chi impone agli altri il proprio modo di vivere possa condizionare l'individuo, fino a portarlo a reprimere sé stesso.
Il tutto, infine, accompagnato da una fotografia che ricalca due linee cromatiche: il blu e i colori della bandiera trans, rappresentati attraverso le luci al neon.

Le mie sensazioni.
I Saw the TV Glow non è un film horror classico, non si muove seguendo linee narrative standard. E dovrò essere onesto, di base un film del genere io lo terrei alla larga. Non mi piacciono film in cui la narrazione è completamente sacrificata al senso del film, diventando completamente e unicamente metaforico. Ma qui, si fa l'eccezione. Sarà la regia, la fotografia, la bravura degli attori (di Owen, soprattutto, interpretato da Justice Smith), ma questa roba rimane incollata addosso. Personalmente, ho percepito durante tutta la durata del film un senso di oppressione, sono stato male. E credo che sia questa la vera forza del cinema. E, per fortuna, Jane Schoenbrun ci riesce alla grande.

Sarei potuto star qui a sottolineare di quanto non mi piacciano film sacrificati al "messaggio" e ai dialoghi che secondo me sarebbero potuti essere un po' limati, ma sai che vi dico? Sticazzi. Se tutti i film parlassero con lo stesso linguaggio di I Saw the TV Glow, si potrebbe essere più permissivi.

Consigliato a chi è interessato all'argomento ma anche ai nostalgici degli anni '90, a chi è cresciuto con serie discutibili ma formative, come Buffy, X-Files e compagnia bella.

lunedì 21 settembre 2026

 

Avete mai visto un film con ottime premesse, restare delusi già a metà film, sperare che le cose prendano una piega interessante e, più si va avanti, più la delusione è in crescendo? Beh, se volete vivere questa esperienza mistica, vi consiglio di guardare The Drama, film del 2026 scritto e diretto da Kristoffer Borgli, regista svedese classe 1985 che fa questa esperienza nel cinema americano, con due ottimi attori, adattandosi perfettamente alla loro cultura dell'approssimazione fatta di banalità, politicamente corretto e prosciutto sugli occhi.

Sì, ho spoilerato già dall'inizio cosa penso di questo film, ma non fa niente. Non voglio invogliare nessuno a guardarlo, piuttosto esprimere le mie perplessità riguardanti il film. Come ho detto, The Drama ha un ottimo cast di protagonisti, Robert Pattinson e Zendaya, due attori che a mio parere col tempo hanno dato delle ottime prove attoriali. Ma lì dove un film è scritto con i piedi, non va fino in fondo negli argomenti messi sul tavolo per poi cadere nei soliti cliché da drama americano, il cast fa ben poco a salvare un'opera. Ma andiamo con calma, raccontiamo un po' il film riempendoci di spoiler.

Il film, in breve.
Charlie ed Emma sono prossimi al matrimonio. La loro è una storia d'amore che sembra partire molto teneramente, al limite del film d'amore americano: lei è seduta in un bar leggendo un libro, lui si avvicina a lei fingendo di aver letto quel libro, lei magicamente ci sta e hanno un primo appuntamento. E lui subito ammette di non aver mai letto quel libro, che era una scusa per avvicinarsi a lei. Lei ci passa sopra e, a quanto pare, stanno per sposarsi. Durante una cena con i testimoni del matrimonio, viene fuori un gioco: dite la cosa peggiore che avete mai fatto in vita vostra. Charlie racconta di aver cyberbullizzato un ragazzino a quattordici anni, Emma invece parla di come, al liceo, portò un fucile a scuola dopo aver organizzato un'uccisione di massa. Il gesto, tuttavia, non viene compiuto in quanto quello stesso giorno avviene un'altra sparatoria in città, in un centro commerciale, vanificando i tentativi. La damigella di Emma, Rachel, resta indignata in quanto sua cugina è rimasta paralizzata proprio in seguito ad una sparatoria di massa al college.
Charlie comincia a dubitare di Emma, comincia a credere di non aver conosciuto chi fosse veramente la donna che stava per sposare e il rapporto tra i due, poco alla volta, si incrina. Lei è onesta con lui, racconta persino di come, dopo l'evento, fu trascinata dai compagni di scuola in alcune manifestazioni diventando poi attivista contro le armi da fuoco. Per quanto Charlie tenti di difendere Emma, questa notizia sembra aver incrinato il loro rapporto. Prova persino a chiavarsi la wedding planner, ma non va fino in fondo. Poi, al matrimonio, sputtana tutto e i fatti vengono fuori perché lui è un pesce a brodo e si piglia pure un cazzotto in faccia dal compagno della wedding planner perché il genio, in presa ad una crisi, ammette pure il tentativo di cornificazione.
Scena successiva, lui da solo in un diner ed Emma che lo segue e prosegue il loro gioco fittizio, ripreso sia dal loro primo incontro che a metà film del "facciamo finta che ci stiamo conoscendo per la prima volta". E vissero insieme felici e contenti.

Un po' di idee sparse.
Due cose ha di buono questo film: raccontare in breve, sin dall'inizio, com'è il rapporto tra Charlie ed Emma: piccole verità scomode che vengono a galla perché sono onesti l'uno con l'altro. L'altra è la scena in cui Emma, da giovane, sta cercando di registrare un video che giustifica le proprie azioni e gli aggiornamenti di Windows continuano a disturbare la registrazione. E basta, tutto qua.
Sarò onesto, non sono tipo da trailer ma questo mi era capitato e mi aveva dato vibes a-là Perfetti Sconosciuti, cosa che ovviamente non è neanche lontanamente paragonabile a The Drama. Ora, c'è da mettere sul piatto il piano culturale. Io, italiano, non vivo davvero con il peso del fenomeno delle sparatorie nei college, non accade nel mio paese quindi non la vivo sicuramente alla stessa maniera. Metto le mani davanti in quanto il peso culturale può fare la differenza. Dal punto di vista umano, però, trovo impensabile le reazioni dei personaggi. Capisco che la cosa sia sconvolgente. Cazzo, la stava pianificando, aveva addirittura portato un fucile a scuola! E l'unico motivo per cui non lo ha fatto è stato perché ce n'era stata una, quello stesso giorno, dall'altro lato della città. L'unica persona che ha una reazione un po' più comprensibile è quella della damigella, forse esagerata anche lì ma tutto sommato umanamente comprensibile. La reazione di Charlie e del suo amico (barra testimone di nozze) no. Soprattutto quando Emma resta sincera con lui.

Ma dove la storia fa acqua da tutte le parti sta proprio sulle motivazioni che spingono Emma. Non vengono date. Vengono accennata l'isolamento e il bullismo, ma in poche frasi. Quindi, voleva ammazzare mezzo liceo e poi suicidarsi. Perché? Il film non indaga sullo stato mentale di Emma. Vengono fatte delle congetture a riguardo, ma sono appunto congetture e non vanno da nessuna parte. Mettere in risalto maggiormente che Emma venisse bullizzata (online o offline) avrebbe avuto molo più senso e, anzi, avrebbe dato più drammaticità al rapporto tra lei e Charlie. Ricordate che lui ammette che ha cyberbullizzato un ragazzino a quattordici anni? Viene liquidata con un "ahaha ma dai avevi quattordici anni!". Io boh. Un bel contrasto tra bullo e bullizzato mostrando fin dove porta a spingere una persona vittima di bullismo sarebbe stato mooooolto più interessante nelle dinamiche di una coppia prossima al matrimonio, e ne sarebbe venuto fuori veramente un dramma degno del titolo.
E invece no. Un'ora e quaranta di drammi passabili, il povero Charlie che impazzisce... e veniva dipinto come una persona intelligente. Non abbastanza da dire "vabbè, che periodo di merda hai avuto, però dai sei cambiata, hai fatto pure attivismo, sei troppo figa" a quanto pare.
Era molto meglio la solita americanata banale delle corna e far finire il matrimonio in una scazzottata, a quanto pare.

Sembra proprio che Borgli volesse parlare di un argomento scomodo, approfittando della commedia romantica per mettere sul piatto questioni socialmente spinose e politiche, ma lui non è Dalton Trumbo e non è un film romantico con Marilyn o Audrey, quindi niente da fare.

Verdetto finale: se non sapete cosa vedere una di queste sere, portate a pisciare il cane.
O fate una passeggiata, se non avete il cane. Nessuno darà indietro il tempo perso a guardare 'sta roba.