Prima di partire, qualche riga per celebrare il mio ritorno (spero di nuovo più attivo) tra le pagine di questo blog. Devo dire che mi è mancato. Porto dietro tanti ricordi, sono passati ormai otto anni dall'ultimo post, "periodi belli di una volta" in cui avevo tanto tempo libero e tanto più desiderio di scovare film quasi sconosciuti e la santissima pazienza di guardarmi film atrocemente brutti, di quelli che se li guardi un giovane regista muore (grazie al cielo non ho mai ucciso Ari Aster).
Tante cose sono successe, dal 2018. Una pandemia, il dominio dei governi di destra in gran parte del mondo, Donald Trump, l'ascesa delle IA e l'apice e la caduta (per fortuna) del "cinema" Marvel. Anche i miei gusti sono cambiati. E spero di non essere tanto arrugginito nella stesura di una recensione.
E qui mi ricollego ai gusti. Sì, non sono quelli di otto anni fa. Ma sarebbe stato un ritonro in grande stile recensendo l'Odissea di Christopher Nolan? Col cazzo! Tra le tante cose che amo, in questo mondo, i dinosauri e i viaggi nel tempo occupano sicuramente i primi posti. Ce ne sarebbe una terza, che fortunatamente il film che andrò a recensire ha: Anne Hathaway. Ma i dinosauri, gente, hanno sempre un posto nel mio cuore.
In una stagione estiva stranamente ricca (almeno in Italia) di gran bei film nel palinsesto cinematografico, la mia curiosità, per i motivi sopra citati, è caduta su La Fine di Oak Street, film scritto e diretto da David Robert Mitchell. Un film senza tante pretese, se non per gridare davanti allo schermo "cazzo, guarda, uno stegosauro!". Mitchell è arrivato al grande pubblico dopo il tanto apprezzato It Follows, teen horror cupo - una roba completamente diversa da questa qua - e sicuramente ha avuto la possibilità di poter mettere su un potenziale blockbuster visti alcuni fattori: un budget che si aggira attorno ai 90 milioni di dollari, un cast non proprio di seconde scelte (Ewan McGregor e Anne Hathaway) e, ovviamente, i dinosauri che quelli non stancano mai. Ma se ne è valsa la pena, ci arriviamo con calma.
Partiamo con una breve panoramica, senza dilungarci troppo.
Siamo nel 1982. I Platt vengono presentati come una tipica famiglia borghese, peccato però che sin dall'inizio vengono mostrate delle crepe. Greg e Denise sembrano avere problemi e cercano di tenere all'oscuro i propri figli, Audrey e Brian, di tali tensioni. Greg fa il fattorino delle pizze, Denise scrive segretamente un romanzo nello scantinato. I figli, fanno cose da figli: Brian ha problemi con i bulli e ama alla follia il suo cane, Audrey è appassionata di scienze e non vede l'ora di andare al college. Dopo questa premessa, dei wormhole si manifestano in tutto il quartiere e tutta Oak Street (dove è ambientato il film) viene catapultato nel Mesozoico. E da qui in poi, I DINOSAURI!
La trama è pressoché semplice e lineare. Come ho già detto, sembra non avere tante pretese nonostante provi a mettere della carne a cuocere approfittando dell'intrattenimento per poter parlare di altro, in questo caso le tensioni familiari. Ho detto "prova", perché la tematica c'è, ma non è chissà quanto esplorata. Sembra quasi buttata lì per darci qualcosa da raccontare mentre vediamo un po' di gente inseguita e sbranata dai Coelophysis (qualcuno aveva pensato Velociraptor, e invece no).
La cosa indubbiamente più apprezzabile del film, è l'accuratezza scientifica - e qui parte il mio lato edonista. Sopra ho specificato che vengono spediti nel Mesozoico, non è che il film ce lo dica, ma ce lo fa capire con le specie di dinosauri che vengono mostrati (per i più curiosi, su Dinopedia c'è una sezione dedicata ai dinosauri presenti nel film) e, ovviamente, c'è anche una accuratezza sulla ricostruzione anatomica secondo le attuale conoscenze dei dinosauri - con piume, alcuni peli, eccetera.
Insomma, da un lato, The End of Oak Street ha qualcosa che mi fa godere e mi avrebbe potuto addirittura portato a mandare a quel paese Jurassic Park per il semplice gusto di dire una cosa controcorrente e inimicarmi amici e parenti alle cene, ma dall'altra... eh. Una grandissima occasione sprecata.
Non voglio fare il nerd della situazione, ma quando si toccano i viaggi nel tempo, ci sono alcune regole da seguire. E se fai di testa tua, per darci il finale confettoso e felice, bisogna prendersi la responsabilità di andare fino in fondo con le proprie scelte di trama e almeno mostrare le conseguenze di alcune azioni. Stiamo parlando del finale. Mi presenti questa situazione come una sorta di loop temporale, ma quello che mi mostri genera una contraddizione che il film non risolve. Se mi crei un paradosso, devi spiegarlo bene e andare fino in fondo alla questione. Non uno spiegone, anche una semplice scena - magari una di quelle post-credit che vanno tanto di moda negli ultimi vent'anni. Ma ho come l'impressione che questo grandissimo buco di trama sia la diretta conseguenza del "lieto fine" che ci hanno propinato. Forse un film con un budget medio-alto ha alle spalle i classici produttori che non capiscono una mazza e fanno fare scelte discutibili ai registi. Congetture. Chi può dirlo. Fatto sta che il film intrattiene fin quando non arriva a quel finale che lascia più interrogativi che risposte. E pensare che io stavo accettando senza alcun problema la presenza random di un wormhole in Nord-America. Vabbè.In conclusione.
Reputo La Fine di Oak Street un'enorme occasione sprecata. Il potenziale per diventare un piccolo cult, magari nel futuro, ce l'aveva, ma viene sfumato per essersi misurato poco la palla e non essere andato fino in fondo con quel tono scanzonato e sopra le righe, che è comunque presente per metà del film. Sfido Spielberg a mostrare dei dinosauri chiavare e cacare sul grande schermo. Mitchell l'ha fatto. E ha anche messo in scena scene atroci, in cui vediamo i nostri protagonisti scappare mentre attorno a loro la gente viene sbranata e muore in maniera violenta. E poi ha l'umorismo, quello che funziona però. Ha due attori bravissimi e che funzionano tantissimo insieme... peccato per quel finale. Un finale che è capace di far tirare fuori anche altre critiche, forse pure peggiori. Sto parlando di sottotrame inutili (Brian con i bulli, Audrey completamente inutile, Jeanette a che diavolo servivi?) e quel pretesto di raccontare dinamiche familiari che non va da nessuna parte se non verso un finale inutilmente zuccheroso, o meglio, costruito molto superficialmente.
Sì, tutta colpa di aver creato un paradosso temporale anziché un loop. Fino a un attimo prima ridevo per un Camarasauro cacare e mi emozionavo per la coda di un Ankylosauro (nella top 3 dei miei dino preferiti) e quello dopo, mi innervosivo perché la sospensione dell'incredulità era finita per aver creato un finale senza senso.
Voto finale: Peccato.
Il film aveva creato delle regole narrative abbastanza solide da farmi accettare qualsiasi stronzata, poi le ha violate proprio per arrivare al lieto fine.
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agosto 19, 2026
Danjel























