domenica 23 agosto 2026

 


Il sottotitolo di questa recensione potrebbe essere: L'importanza di dover parlare di qualcosa e come toppare nel tentativo.

Hostile è un film del 2017 diretto da Mathieu Turi, genere horror, nazionalità francese. Gli interpreti, o almeno quelli che ci interessa sapere sono Brittany Ashworth nel ruolo di Juliette e Grégory Fitoussi in quello di Jack, i due protagonisti attorno alla quale gira attorno questa insensata tanto problematica storia d'amore. Ma andiamo in ordine, ci saranno spoiler, vi ho avvertiti.

La storia.

Hostile si muove in due linee temporali: quella ambientata in un futuro post-apocalittico e quella precedente agli eventi che hanno portato il mondo al collasso. Nel futuro c'è ben poco da raccontare. Juliette è in giro a fare scorte quando finisce fuori strada, finendo ferita, e braccata da una creatura, probabilmente infetti che infestano questo mondo. Il film spiega a malapena cosa sia successo, ma va bene così perché la vera e propria storia viene raccontata a frammenti ed è tutta ambientata nel passato.
Juliette, in un giorno di pioggia, trova riparo in una galleria d'arte dove incontra Jack, autore della mostra. Dopo uno scambio di battute pessime, i due trovano non si sa come del feeling e finiscono a passare tutta la notte assieme, persino a casa di lui, a parlare senza nemmeno sapere i loro nomi. Juliette, presa da non si sa cosa, scappa via e sembra che i due non siano destinati a incontrarsi mai più. E INVECE. Jack vede Juliette in un ristorante, poi decide di seguirla fino a casa. Quello che scopre (sì, stalkerandola) è che probabilmente Juliette si prostituisce e fa uso di eroina. La storia d'amore si sposta poi al classico del "io ti salverò" e i due finiscono in questa relazione. Fast-forward, mentre Juliette nel futuro cerca di sopravvivere alla creatura, ci viene mostrato che Jack e Juliette hanno preso casa, Jack vuole dei bambini e Juliette, più avanti, dà alla luce un bambino morto.
La tragedia distrugge entrambi, Jack finisce per attribuire la colpa al passato da tossicodipendente di Juliette, sostenendo che sia quella la causa della morte del bambino. I due si separano.
I due si separano, poi un impianto chimico ha una perdita e Jack finisce nel mezzo. Scena dopo, lui in ospedale, l'epidemia è iniziata e presumibilmente è l'ultima volta che si sono visti.
Si ritorna al futuro post-apocalittico dove Juliette riesce infine ad avere la meglio sulla creatura che l'ha inseguita per tutta la notte. Perfetto. Doveva soltanto sopravvivere fino all'alba, quando sarebbero arrivati i soccorsi, e ce l'ha fatta. Invece il film tira fuori una svolta narrativa che lascia piuttosto perplessi: quella creatura è Jack. Ridotto a mostro, si trascina fino a lei, si accascia sul suo petto, Juliette gli sussurra "Jack, ti amo" e i due si sparano all'alba. Fine.

Non penso di averlo spiegato una merda.
Il film è, grosso modo, una merda. Sicuramente c'è di peggio lì fuori, ma la storia è tutta qui. Passiamo alle note dolenti.

La mia considerazione.
Come ho specificato in apertura, il cinema, secondo me, funziona meglio quando usa una storia come pretesto per raccontarne un'altra. In questo caso abbiamo un horror post-apocalittico con mostri e atmosfere alla Mad Max, ma il film sembra voler raccontare soprattutto una storia d'amore. Il problema non è l'idea. Il problema è come viene raccontata.
Ho voluto ripercorrere tutta la trama proprio per evidenziarne le criticità. Riassumiamo il rapporto tra Jack e Juliette: si conoscono, passano una notte insieme senza sapere nemmeno i rispettivi nomi, Juliette sparisce, lui insiste, la ritrova, la segue fino a casa, scopre il suo passato, decide che sarà lui a salvarla, vanno a convivere, desidera un figlio, Juliette perde il bambino e lui finisce per darle la colpa. Come se non bastasse, trasformato in mostro, torna ad attaccarla proprio nel momento in cui lei è più vulnerabile.
Messa così, sembra la storia di un rapporto tossico. E questo, di per sé, non sarebbe nemmeno un problema. Il problema è che il film sembra trattare quella relazione come qualcosa di profondamente romantico, senza fermarsi davvero a riflettere sulle sue dinamiche più problematiche. Di Juliette sappiamo pochissimo al di fuori del suo passato da tossicodipendente e della relazione con Jack; la sua emancipazione, il suo punto di vista e la sua libertà finiscono sempre in secondo piano rispetto al ruolo di lui, convinto di poterla salvare. Più che una storia d'amore, mi è sembrata la classica fantasia del "I can fix her".

In definitiva.
Il problema non è nemmeno scegliere se parlare d'amore o di dipendenza. Il problema è che Hostile sembra voler affrontare entrambe le cose senza approfondirne davvero nessuna. Ne esce un film narrativamente debole, confuso nelle sue intenzioni e incapace di dare forza ai temi che prova a mettere sul tavolo.
Salvo soltanto il trucco della creatura, realizzato davvero molto bene. Per il resto, il mio falegname con trentamila lire la faceva meglio, per citare il trio.

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