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lunedì 18 gennaio 2016



Anno nuovo, stesso blog.
Al momento in cui scrivo questo post, il 2016 è iniziato da ben 18 giorni, ma equivale al primo dell'anno per l'Oblivion Bar, quindi buon anno a tutti i lettori (strano ma vero, sembra ci siano, lol). E con questa premessa, parto direttamente in quarta con l'ultimo capolavoro video-ludico da me giocato: Alien Isolation. Prodotto dalla Sega, è forse (e a detta di molti) il gioco definitivo di Alien, quello che tutti aspettavano e, sebbene abbia recuperato la saga nonché meno di un mese fa, devo dire proprio che tale tentativo di pompare il titolo ci sta tutto! Un gioco che a tutti gli effetti risulta canonico con la saga di Alien e che richiama alla perfezione le atmosfere e ambientazioni della prima pellicola di Ridley Scott. Trattasi un survival horror in prima persona, genere da me prediletto anche se non ne ho giocati a molti, l'ho provato su PlayStation 3 e, anche se me ne son pentito per motivi che spiegherò tra qualche riga, devo dire che è un gioco di tutto rispetto, il suo punto forte è la capacità di riuscire a comunicare delle emozioni. Ma andiamo per gradi.

Come al solito quando mi ritrovo a "recensire" videogiochi, non mi soffermo molto sulla parte tecnica sicché non sono un player esperto, ma più al parere soggettivo che riguarda la mia esperienza di gioco e la trama, soprattutto. Ed è proprio la storia che, a mio avviso, nonostante non presenti chissà quanti intrecci complicati presentandosi scorrevole e molto semplice, sia il cardine che trascina il giocatore passo passo durante quest'avventura. La protagonista altri non è che Amanda Ripley, figlia di quella Ellen Ripley interpretata da Sigourney Weaver, già introdotta a suo modo (nominandola) nel secondo capitolo della saga, che parte alla ricerca di sua madre ben 15 anni dopo la sua disavventura sulla Nostromo con lo xenomorpho, assieme al suo equipaggio (assemblato dalla solita Weyland-Yutani). La loro missione è venire in possesso della scatola nera della Nostromo, trovata dall'equipaggio della nave Anesidora, a sua volta attraccata sulla nave spaziale Sevastopol, una vera e propria cittadella il quale ospita dei coloni, luogo sulla quale si svolgerà gran parte dell'azione, sulla quale però è scattato un isolamento non previsto dovuto ad un guasto del sistema AI Apollo che, non soltanto interromperà le comunicazioni esterne, ma renderà inspiegabilmente gli androidi estremamente aggressivi. Impersonificando Amanda, quindi, la nostra missione sarà recuperare la scatola nera per scoprire che fine abbia fatto la madre di Ripley, affrontando androidi, coloni umani che tentano la sopravvivenza a causa dell'isolamento e, ovviamente, lo xenomorpho, l'Alien. Xenomorpho che, attenzione, non può essere ucciso ma solo allontanato o con il fuoco o semplicemente raggirandolo nascondendosi.

Con un solo Alien presente in tutto il gioco, quindi, l'atmosfera richiama già alla perfezione la pellicola diretta da Ridley Scott nel 1979, senza però dimenticarsi di avere quel tocco di originalità che deve contraddistinguere un'opera dal semplice richiamo all'identità vera e propria. Alien: Isolation, anzitutto non si presenta come un FPS ma più come un survival horror; le sequenze di shooting sono veramente ridotte, nemmeno molto elaborate, questo perché tenta di concentrarsi più sull'aspetto intellettivo e intuitivo del giocatore, trovando percorsi alternativi, studiando i movimenti dei nemici, alieni o umani o androidi che siano, per proseguire. La colonna sonora, poi, che si sposa perfettamente con i rumori di sottofondo e che aumenta di tensione in prossimità dell'Alien, aumentano il ritmo facendo restare il giocatore costantemente in tensione. Per buona parte del gioco, tra l'altro, dovremmo star attenti a non far troppo rumore, in quanto lo xenomorpho potrebbe venirne attratto e far la sua comparsa costringendoci a trovare il primo punto adatto a nasconderci! Insomma, ben studiato dal punto di vista di emozioni che, sempre a mio parere, sono gli aspetti fondamentali della buona riuscita di un gioco. Emozioni che sono trasmesse alla perfezione grazie al più che ottimo doppiaggio di Amanda, Gea Riva, regalando un ulteriore punto a favore dell'esperienza di gioco, in quanto proprio grazie alle sue doti di doppiaggio è stata capace realmente di farmi immedesimare nel personaggio e nelle emozioni che essa provava in alcune scene, dalla paura alla rabbia.


Tornando al gameplay, confesso che avevo un po' il terrore di ritrovarmi in un gioco abbastanza ripetitivo, di ritrovarmi ogni volta in scenari sempre simili in cui il tutto si sarebbe risolto in un semplice scappa e nasconditi, ma fortunatamente così non è stato. Prima di tutto, la dinamica dello stealth varia a seconda dei nemici da cui stiamo scappando (ho trovato più complicato fuggire da umani che androidi, per dire), poi più avanti si va nel gioco più il tutto cambia, costringendoci anche ad affrontare i nemici, per spezzare appunto quel ritmo che alla lunga potrebbe stancare. La storia, come già detto, trascina il tutto e lo fa alla perfezione. I colpi di scena ci sono, non molti, ma ci sono, così come i plot twist o i cambi improvvisi di scenario che ho particolarmente gradito.

Non graditi, invece, sono stati gli innumerevoli bug, più fastidiosi che altro. Come detto in partenza, mi son pentito di aver preso la versione per PS3, proprio per colpa di essi. Porte che non si aprono in fretta e restano bloccate (capitandomi una volta di troppo durante una fuga!), pavimenti che scompaiono e personaggi che restano immobili o appaiono e scompaiono all'improvviso. Inoltre, la versione PS3 presenta dei tempi di caricamento molto, anzi troppo lunghi. Una versione per PlayStation 4, ad ogni modo, sarà d'obbligo alla prossima che vedrò un prezzo vantaggioso, visto e considerato che mi ritroverei con un doppione per due console.

Ridley Edition
Ho insistito che avrei preso la Ridley Edition e così è stato.
Questa altri non è che una versione del gioco che comprende due DLC ambientati durante il primo film: Equipaggio sacrificabile dove è possibile prendere il controllo di tre personaggi della Nostromo per tentare di intrappolare "la bestia" e Ultima sopravvissuta dove, nei panni di Ellen Ripley, si ha l'obiettivo di innescare l'autodistruzione della Nostromo e scappare... ovviamente sempre sfuggendo dalla creatura! E che dire... nonostante il già elogiato doppiaggio (che comunque si estende soltanto a Gia Riva), consiglio di giocarci con il doppiaggio originale che è stato effettuato per l'occasione dal cast originale, Sigourney Weaver inclusa che ha delle parti anche durante la campagna principale attraverso alcuni messaggi audio. Le missioni altre non sono che un rifacimento del primo film che hanno lo scopo di accontentare i fan della saga e offrire a sua volta un'ulteriore esperienza di gioco ancora più spaventosa - perché sì, anche questi DLC riescono a discostarsi di molto dalla campagna principale, pur restando con le dinamiche di gioco invariate.


Curiosità e conclusioni
Sono rimasto così colpito da questo gioco che sono anche corso a guardarmi qualche curiosità riguardante lo sviluppo e sono rimasto colpito ancor di più quando ho notato quanta cura si siano presi per la realizzazione, dall'inserimento della colonna sonora originale ai particolari più piccoli e accessibili ad occhi più attenti, come l'inserimento di numerosi richiami ai lavori di Joseph Conrad come accaduto nel primo Alien alla scelta del cast. Il volto di Amanda Ripley, ad esempio, è stato preso dall'attrice Elizabeth Inglis vera madre di Sigourney Weaver e apparsa, tramite fotografia, già in Aliens - Scontro Finale mentre la voce di Waits è di William Hope già apparso sempre nel secondo capitolo. Insomma, aggiunto anche al fatto che la Fox ha anche dato accesso al team di sviluppo a materiale come pellicole, contenuti extra e vari concept originale del film di Ridley Scott, Alien: Isolation è a tutti gli effetti un videogioco che merita di essere chiamato capolavoro vista la cura ad esso dedicato. Per approfondimenti riguardo queste curiosità, consiglio la pagina dedicata su IMDb.

In definitiva, senza lasciare tanto spazio agli spoiler, sono convinto che ci sarà un sequel in quanto il finale lascia presagire questo e la Sega stessa lo ha confermato, ricredendosi guardando i risultati di vendita aumentati di netto nel 2015 dopo scarsi risultati nel 2014. Insomma, che ci siano speranze di avere una saga su console di Alien è nell'aria ma, in attesa di conferma e anche se nel caso così non fosse, rimango del parere che Alien: Isolation sia un'opera imperdibile. Non so bene se possa parlare di qualcosa di diverso in quanto non sono molto ferrato in argomento video-ludico, ma almeno per me così è stato.

Con una storia avvincente, dei ritmi veramente al limite della tachicardia, lo promuovo con un 9/10, ma solo perché quel punto è rubato dai bug. Sono convinto che, se su PS4 questi siano spariti con dei tempi di caricamento brevi, possa aspirare anche ad un 10/10. Soggettivamente parlando.


giovedì 12 novembre 2015



L'ho detto molte volte su queste pagine: non sono un appassionato di videogiochi.
Lungi da me il voler essere un gamer accanito o un espertone del joystick, faccio parte di quella categoria che, di tanto in tanto, si getta su di un videogioco e se lo spolpa finché può. E principalmente, come più volte ribadito, spesso e volentieri mi concentro più sulla storia che sul gameplay in generale. E insomma, con la dovuta premessa (che lo so, è trita e ritrita) quest'oggi voglio parlare di Diabolik: The Original Sin, un punta-e-clicca rilasciato dalla software house italiana Artematica nel 2007 e, com'è ovvio, ispirato al personaggio creato dalle sorelle Giussani, Diabolik - che tra l'altro è l'unico personaggio seriale italiano a fumetti che a me piace.

Diabolik: The Original Sin è una storia ambientata ai giorni nostri, con un tocco stilistico anni '60 sia nella narrazione che nelle ambientazioni e narra dell'impresa di Diabolik nel tentativo di salvare la sua compagna Eva Kant, rapita da un'organizzazione misteriosa che sembra voler manipolare il famigerato ladro per via delle sue innate abilità. Detto ciò, muovendosi attraverso diversi scenari, tra cui anche l'abitazione di Diabolik ed Eva e il loro rifugio, avremo la possibilità di manipolare entrambi i personaggi più un terzo, il tutto per far scorrere la trama che si muove esattamente secondo le dinamiche del fumetto edito da Astorina. E chi ha letto le storie di Diabolik conosce bene il ritmo veloce delle sue storie, gli intrecci che si vengono a creare e le caratteristiche di ogni personaggio che, ovviamente, racchiude i tre principali protagonisti delle storie: Diabolik, Eva e Ginko.

In linea di massima, le mie considerazioni a freddo sul gioco è che... è bello, ma nulla di eccezionale. Mi spiego, perché assolutamente non voglio affatto sminuire il lavoro fatto dalla software house, ANZI! Ma voglio andare per gradi. La storia di per sé, come ho già detto, si muove esattamente come un racconto di Diabolik, veloce e incisivo, anche se a mio avviso un po' tirato nel finale, risultando approssimativo e con l'impressione che sia stato fatto alla svelta, per quanto riguarda la grafica non posso esprimermi, diciamo che per essere una produzione italiana è abbastanza soddisfacente nonostante il numero di pixel veramente limitato. Ottime, però, le texture dei personaggi che, sebbene lasciano desiderare un po' nei volti, sono veramente soddisfacenti soprattutto nel personaggio di Diabolik! Le animazioni, vale a dire i filmati di intermezzo, sono sviluppate a mo' di motion comic e devo dire che riescono nell'impresa nel dare quel tocco stilistico ben caratterizzante, ma tutt'altro discorso sono le animazioni ingame, un po' macchinose e lente - ma per fortuna è necessario lasciar premuto il tasto sinistro del mouse per far dare uno scatto al personaggio! Infine, per quanto riguarda gameplay e dinamiche di gioco, qui alzo le mani. Il gioco, essendo un punta e clicca, necessita solamente l'uso del mouse più qualche scorciatoia dalla tastiera (il tasto spazio per l'inventario ed F5 per salvare) e ovviamente richiede la risoluzione degli enigmi per procedere nel gioco.

Gli enigmi, appunto.
Enigmi che sono proprio il punto cruciale del gioco e che possono risultare banali, difficoltosi perché pur semplici nella loro difficoltà nella risoluzione e - taluni, specialmente l'ultimo - veramente ma veramente da grattacapo! Per chi ha già giocato a numerosi punti e clicca, il gioco potrebbe risultare nemmeno quello dei più difficili, io che sono un giocatore occasionale e amante del genere, per certi aspetti ho trovato certi enigmi un vero e proprio dito nel culo. In totale, il gameplay richiede un bel paio di ore di gioco per essere concluso e credo non sia poco, anzi.

In definitiva, posso dire che Diabolik: The Original Sin è un gioco che va giocato ma solamente se si è fan del personaggio, come dovrebbe essere ovvio. Ha moltissime pecche, sia a livello grafico che di gameplay, ma sono tutte superabili visto e considerato che il numero di bug è veramente molto limitato, anche se tuttavia comparandolo ad un qualsiasi videogioco non è nulla di eccezionale. Consigliato quindi agli amanti del fumetto, in quanto le ambientazioni e la dinamica riesce a richiamare l'atmosfera di questo. Per chi, come me, alla fin fine vuol passare solo qualche ora di svago.

DA COMPRARE, non da downloadare.
Fidatevi di me. Il prezzo non è nemmeno altissimo.
Considerato che all'interno della scatola di gioco c'è un prequel e un indizio fondamentale per la risoluzione del gioco... va comprato. Son soldi spesi bene! E poi, diamo più soldi alle software house italiane!!!

domenica 10 maggio 2015



Ritorno a dire: non sono affatto un fan accanito di videogiochi.
Però, Beyond Due Anime è un titolo di cui mi va veramente di parlare!

Avendo giocato in precedenza a Heavy Rain, che sono praticamente gli stessi sviluppatori, il quale mi aveva abbastanza preso ho deciso di voler provare Beyond per ripetere l'esperienza aspettandomi un capolavoro almeno superiore ad Heavy Rain, visto che i volti dei protagonisti sono stati prestati da Ellen Page e Willem Dafoe - e non solo, visto che son stati tenuti chiusi in uno studio per diversi mesi per realizzarne il MOCAP - in poche parole, mi aspettavo garanzia. E così è stato! Classifico Beyond tra i miei videogiochi preferiti per diversi motivi. Uno è perché, come già detto, interpretato da due dei miei attori preferiti, il secondo è per l'azione frenetica sempre coinvolgente e il terzo è la grafica stupefacente che riesce a dare l'impressione di star guardando un film!

La trama del gioco è incentrata su Jodie Holmes, ragazza problematica accompagnata da una strana entità chiamata Aiden, tenuta sotto controllo prima da una coppia di scienziati e poi dalla CIA. Il tutto spostandoci da un punto all'altro della vita di Jodie non in modo lineare ma che ritrova un perfetto senso per il significato stesso del gioco. Ciò che si è tentato di fare con questa struttura nella trama è creare quel senso di disordine che la protagonista vive durante tutta la sua avventura, un modo per farci provare una sorta di empatia e devo dire che ci riesce perfettamente. Dal punto di vista della sceneggiatura, il tutto scorre ugualmente in maniera del tutto logico senza buchi nella trama e senza cercare di tralasciare alcun aspetto, anzi andando anche a cercare di approfondire il mondo di Beyond spostandoci in avventure che hanno toni ben diversi. Abbiamo quindi delle ambientazioni differenti per ogni capitolo, per l'appunto, riuscendo a dare l'impressione di spostarsi su tipologie di giochi differenti ad ogni missione, grazie alle ambientazioni veramente curate alla perfezione con la stessa cura che è stata data ai personaggi. Una volta concluso il gioco, prendendo delle accurate scelte che cambieranno lo svolgersi della trama, ci troveremo anche ad un doppio finale che starà a noi decidere quale sarà, ma che riesce comunque ad essere coerente ad ogni decisione presa!

Prima di passare alle note dolenti, perché ahimè ci sono anche cose che non mi sono piaciute, c'è anche da fare un elogio al doppiaggio italiano che, davvero, è ottimo! Anche Heavy Rain non fu male, ma con Beyond: Due Anime è stato fatto un lavoro veramente egregio anche sotto questo punto di vista.

Il lavoro con il MOCAP rende Beyond un titolo veramente stupefacente.
La somiglianza con gli attori è impressionante, nelle espressioni soprattutto
sono facilmente riconoscibili gli attori i quali sembrano realmente
prendano vita attraverso le cutscene di gioco.

Ciò che non mi è piaciuto, sta in alcune scelte di sceneggiatura. Non mi ha dato fastidio lo spostamento temporale che tanto voleva fare una cosa alla Memento ma nettamente lontano anni luce dallo stesso risultato, ma i cliché. Esatto. Heavy Rain era l'emblema dei cliché, delle situazioni scontate e dei personaggi così stereotipati che risultava impossibile anche provare simpatia per i protagonisti. Anche Beyond Due Anime ha la sua buona dose di cliché, se da un lato c'è l'azione frenetica (ne è tanta e fatta bene) che è capace di coinvolgere e regalare emozioni, quelle scelte stilistiche prese per far crescere e mutare il personaggio di Jodie le ho trovate abbastanza banali, poco approfondite e buttate lì a caso dando appunto quella sensazione di già visto. Sto parlando della missione in guerra per conto della CIA ma non solo. L'apostrofo rosa ci sta, in una trama. E Beyond ci regala anche la possibilità di poterlo evitare del tutto ignorando le avances del belloccio di turno (interpretato da Eric Winter), però boh. Ciò che vogliono far apparire come storia d'amore tra i due è invece una semplice infatuazione finita poi in merda perché tu-cattivo-vai-via-sei-un-bugiardo e che poi sfocia in un continuo e fastidioso intervento di lui come per cercare di far colpo. Insomma, sicuramente chi ha scritto la sceneggiatura magari voleva dare quell'impressione, tant'è che ce l'ha data la possibilità di ignorarlo fino alla fine, però il poco approfondimento, secondo me, incide parecchio sulla qualità narrativa. Stesso discorso vale per il cattivone di turno, che non è Willem Dafoe ma il Governo degli Stati Uniti che deve apparire per forza cattivo e manipolatore. Che indubbiamente è così, chi vuole affermare il contrario, però ecco, sa troppo di già visto.

Però, sia chiara una cosa. Queste ultime critiche non incidono affatto sull'intera qualità di Beyond: Two Souls, affatto! Resta la miglior avventura grafica che abbia mai giocata, riesce a regalare emozioni e riesce a dare la sensazione di vivere in un film, senza neanche dimenticarsi che dall'altro lato c'è un giocatore con in mano il controller. Se in Heavy Rain erano presenti lunghe cutscenes e la possibilità di spostare il personaggio era quasi minimo, in Beyond la durata di gameplay scorre praticamente assieme a tutto il gioco. Bellissimo. Consigliato.

mercoledì 30 aprile 2014

Wet



Non sono solito giocare ai videogiochi.
Quando decido di farlo, è perché mi attira la trama, o comprendono brand come quelli dei supereroi, oppure fanno parte di saghe che seguo sin da piccino (Tomb Raider e Mortal Kombat). In poche parole, sono un giocatore occasionale, non ne ho giocati molti di giochi, e spesso mi stufa anche farlo. Però, tempo addietro mi capitò di guardare casualmente un gameplay di Wet, e non so come ma mi conquistò. Certo, il gioco è uscito nel 2009, mi ci son voluti ben cinque anni per decidermi ad acquistarlo, ed eccomi qui.

Wet è una sorta di "sparatutto acrobatico", un misto tra Max Payne e Prince of Persia (quello nuovo, non quello a cui giocavo quand'io ero un bimbo, sigh) con una identità tutta sua. Sicuramente non ha poi 'sto granché come trama, i personaggi sono stereotipati all'inverosimile e non hanno nemmeno una caratterizzazione, se non puramente visiva che esiste solo per far esclamare "questo è un figo". Però... è un bel gioco, ecco. Come potrei essere convincente? Beh, se vi piace lo stile a-là Tarantino, il gioco praticamente gira sulla falsariga di Grindhouse, con tanto di effetto vintage onnipresente praticamente durante tutto il gameplay; se vi piace lo psychobilly, Wet ha praticamente una colonna sonora interamente su questo genere, che fa anche molto anni '70, dove figura anche un gruppo che mi piace particolarmente, The Arkham. Infine, il gioco ha diverse modalità ingame che sono abbastanza godibili, come le azioni acrobatiche che si vanno a concatenare e danno più punti quando si uccide un nemico, e la "modalità rabbia". Cos'è? Beh, di tanto in tanto nel gioco Rubi (la protagonista) s'incazzerà così tanto che la schermata del gioco diverrà tutta rossa e vi vedrete costretti ad affrontare infinite orde di nemici facili da uccidere, con l'unico scopo di concatenare uccisioni per fare più punti. Punti che poi si accumulano per andare a potenziare le armi, e armi che non è che siano numerose. Parliamo di doppie pistole, mitra, doppiette e balestre incendiare. Oh, e una spada. La parte più bella è anche quella che si può utilizzare una spada nella battaglia!

Non spenderò neanche mezza parola sul gameplay, perché non avendo giocato a moltissimi giochi non sono in grado di scendere nel dettaglio. Fatto sta che, a mio avviso, una volta familiarizzato col gioco i comandi sono fluidi e la fluibilità del gioco cresce. Cresce così tanto che vorrete rifinirlo da capo per far di meglio! O questo sono soltanto io, va beh. Passando invece alla trama, come dicevo: Wet è già tanto che ne abbia una. È un po' come se fosse costruita a cazzo di cane solo per mettercela di contorno alle varie uccisioni a raffica. Però, per carità, per il genere cui vuole proporre, ci sta anche. Un consiglio, se lo giocate, posizionate il sistema di gioco in lingua inglese, perché il doppiaggio italiano fa cagare. Con quello originale, non potrete solo godervi di dialoghi ben interpretati, ma potrete anche ascoltare la voce di Eliza Dushku nei panni della protagonista.

  
Un'ultima nota, e con questo vado a concludere questa mini-recensione, la voglio spendere per il personaggio. Rubi Malone. Come dicevo, i personaggi all'interno del gioco sono sì d'impatto, ma parecchio stereotipati, e la protagonista del gioco non è d'eccezione. Mercenaria cazzuta e dal grilletto facile, che beve come la merda e ama il suo lavoro. Le sue armi preferite sono dei revolver modificati e la sua spada... oh, ed è texana! Parlavamo di stereotipi, no? Comunque sia, mi è piaciuto particolarmente come è stata caratterizzata nell'aspetto: finalmente non una figura femminile che mette in mostra tette e culo, per compiacere il pubblico maschile! Stiamo pur sempre parlando di un personaggio tipicamente maschile "nel corpo di una donna", però l'accuratezza di non proporla come sempre fanno i videogiochi mi è piaciuta non poco. Ecco, questo lo dovevo dire!

In conclusione: se vi piace Tarantino, le sparatorie a raffica, i texani tamarri, le femmine cazzute e lo psychobilly, Wet fa per voi! Un gioco che, per chi come me non ha pretese, risulta molto godibile. Insomma, secondo me è proprio bello!


lunedì 22 aprile 2013



L'attesa per questo videogame è stata lunghissima, quasi un anno, e sono felicissimo di dire che questa è stata ben ripagata. Un roster decisamente vario, 24 personaggi, ognuno diverso dall'altro e che offrono esperienze uniche di gioco, a partire dalla character trait per finire alle super moves. Un gameplay acclamato ma anche contestato per la sua semplicità, semplice per chi non mastica bene i picchiaduro. Molto simile a Mortal Kombat, le combo sono accessibili tramite una determinata sequenza di tasti, la cui difficoltà varia da personaggio a personaggio, che arrivano ad allungarsi attraverso l'utilizzo delle mosse speciali, le quali a loro volta possono essere potenziate utilizzando la barra in basso. Inutile dire che, per fare ciò, bisogna saper padroneggiare bene le mosse.

Padroneggiare un personaggio non è molto difficile. Io ci sono riuscito con Catwoman, personaggio veloce che conta moltissimo sui combattimenti ravvicinati, e con Flash che sebbene possegga meno colpi speciali, è molto facile da usare, sfruttando la sua velocità che permette di eseguire più colpi da rimbalzo. Personaggi come Batman o Sinestro invece si rivelano molto semplici da usare, soprattutto il Cavaliere Oscuro, ma già rappresentano un livello un po' più avanzato di destrezza, al contrario di personaggi più fluidi come la gatta e Deathstroke. Lanterna Verde ed Hawkgirl, purtroppo, almeno per me sono dei personaggi già più difficili da utilizzare, ma comunque il tutto rimane soggettivo, in quanto è il giocatore che deve prediligere la tecnica di gioco, e su questo aspetto, Injustice è molto aperto a qualsiasi tipo di giocatore, compreso il più "n00b". Infine, ci sono le super moves, che grosso modo abbiamo potuto vedere grazie ai 'millemila' filmati di trailer e Battle Arena varie, ma che una volta giocato risultano molto più divertenti. Per eseguire una Super Move, bisogna riempire la barra posta sotto allo schermo, barra che, come già detto, serve anche per potenziare un attacco o una combo, facendo in modo che questa non venga utilizzata solo per eseguire le sopra citate super. Di fatti, una volta presa la mano col gioco, non per forza ogni scontro può avere bisogno di una super move, salvo se questa non la si voglia tenere da parte volutamente, e ciò nonostante la spettacolarità dell'incontro, che sia con o senza super, o senza transizione di livello, rimane intatta, fornendo una vera e propria esperienza di gioco divertente. Nonostante sia un nabbo totale in videogame soprattutto coi picchiaduro, sono da lunghissimo tempo fan della saga di Mortal Kombat, e per quanto mi riguarda, mettendo a confronto i due titoli, non solo c'è proprio un vero distacco totale (sebbene molte animazioni e mosse risultino uguali ai personaggi di MK) ma la caratteristica di "competitività" di MK va a sostituirsi con una più incentrata sul divertimento, in un certo senso. Poco importa se Batman non potrebbe mai lanciare Superman in aria o che Freccia Verde non possa sopravvivere allo spazio aperto dopo un pugno potentissimo: l'obiettivo di Injustice è quello di darci un'esperienza di gioco divertente, e ci riesce alla grande. Ancora più divertenti sono le interazioni tra i personaggi durante le 'wager', i quali vede i vari personaggi cimentarsi in dei botta e risposta talvolta casuali, ma personalizzate per una buona parte di combinazione tra personaggi; se per esempio assisteremo ad uno scontro tra Flash e Killer Frost, durante la wager quest'ultima dirà "Conosco le tue debolezze" mentre Flash risponderà "La torta al cioccolato?", e così via per un indeterminato numero di combinazioni e frasi possibili.

Infine, ci sono le missioni dello S.T.A.R. Labs, modalità principale del gioco a tutti gli effetti vista la longevità che porta al gioco.. e che fa letteralmente scendere i santi dal Paradiso, visti gli obiettivi richiesti che vanno ai limiti dell'assurdo! Missioni che, sebbene alcune risultino difficili, altre sono divertenti, come la missione di Catwoman che ci vede nei panni del suo gatto Isis introdursi nel museo di Metropolis di nascosto, per citarne una.

Detto tutto ciò, le note negative sono: troppi 'bat-personaggi' (i quali arrivano a quota 5, se vogliamo considerare Nightwing come membro dei Giovani Titani), a difficoltà maggiori risulta impossibile contrattaccare avversari che letteralmente non ci lasciano respirare, e la mancanza del tasto blocca. Forse a NetherRealm pensavano che premere semplicemente verso la direzione opposta del personaggio fosse davvero più facile, ma io proprio non ci riesco!

E dopo uno sguardo in generale al gioco, passiamo al piatto forte: la storia, interamente scritta e sceneggiata da Jimmy Palmiotti, noto autore di testate di successo come Power Girl, All Star Western, Batwing e Uncle Sam and the Freedom Fighters.

Ritorno al Multiverso
Come premesso nel fumetto di Injustice, il gioco si svolge in un Universo dove Joker ha drogato Superman con il gas di Spaventapasseri, facendogli uccidere Lois Lane (scambiata per Doomsday) e il loro bambino che aveva in grembo e insieme a loro tutta Metropolis, grazie ad una bomba il cui detonatore era stato chirurgicamente inserito nel cuore di Lois Lane, sempre per mano del clown. Questi eventi scaturiscono una serie di avvenimenti che portano Superman a uccidere Joker, per poi arrivare a governare il mondo intero con lo scopo di portare la pace, spaventando i suoi compagni che si vedono costretti a seguirlo, mentre ad alcuni (come Hawkgirl ed alcuni criminali) viene fatto un 'programma di rieducazione forzata'. Il Batman di questo Universo è l'unico ad affrontarlo, insieme ad un Lex Luthor che non è mai stato un criminale, bensì amico dell'Uomo d'Acciaio sin dall'inizio, che fa il doppio gioco all'insaputa di Superman. I due trasportano alcuni eroi da un altro Universo con lo scopo di farsi aiutare per porre fine al Regime di Superman, ma i suoi piani non andranno come previsto, da che le sue forze scopriranno la presenza degli altri eroi e riusciranno a fermarlo. Solo l'arrivo del Superman 'buono' dall'altro Universo riuscirà a porre fine al suo regno di terrore.

Prima di correre ai giudizi affrettati, sebbene sembri che il concetto degli universi paralleli sia trito e ritrito, questa scelta non risulta affatto insensata, in quanto è risaputo che il Multiverso è un elemento fondamentale all'interno del DC Universe, tra l'altro protagonista di numerose Crisi, senza contare che il concept della storia stessa si rifà ad un episodio della serie animata Justice League denominata A Better World. In quell'episodio, in un altro universo, Superman uccide Lex Luthor e insieme ai suoi "Justice Lords" decide di governare il mondo; successivamente scoprono dell'esistenza della Terra dove risiedono i componenti originali della serie e decidono di andarla a conquistare. Ovviamente, con i dovuti accorgimenti, è proprio su queste basi che si sviluppa la trama di Injustice.

Ora, andiamo ad analizzare bene la storia. In un primo momento, tutto ci può risultare scorrere troppo velocemente tanto da far sembrare che ci sia una pecca nella narrazione, un elemento psicologico mancante a tutto questo. Ma non è così. Il tutto non si riduce a "Superman è diventato cattivo, tutti lo seguono, e Batman vuole salvare il mondo", ma a ben altro: innanzitutto, le vere ragioni di Superman che lo spingono a reagire in questo modo. Lois e il suo bambino sono morti e Metropolis è andata distrutta per causa sua, dopo essere stato drogato da un pazzo che aveva già causato innumerevoli morti in passato, e che ciò nonostante è ancora a piede libero.
Per la prima volta si è sentito fuori controllo e impotente, e il suo disprezzo per il male ha offuscato la sua visione di giustizia. Passando ai suoi alleati, si sa: nell'Universo DC, Superman è un punto di riferimento per tutti gli eroi, è lui che li rimette in riga, è lui a ricordare a tutti che bisogna combattere contro le ingiustizie e rialzarsi da soli e combattere fino allo stremo delle proprie forze, per poi vincere. I suoi superpoteri non sono la super-vista, il volo e via dicendo, ma la sua abilità di dare speranza all'umanità. Una volta spezzato Superman, è normale per gli altri seguirlo e cedere alla paura, e ne è a dimostrazione Hal Jordan, che decide di abbandonare il colore verde della volontà per quello giallo della paura (sensato anche l'inserimento di Sinestro all'interno del Regime di Superman), oppure Shazam e Flash, entrambi dalla parte di Superman perché fiduciosi nelle sue azioni, ma in seguito spaventati dopo che questi ha ucciso Oliver Queen senza battere ciglio. E Wonder Woman? Semplicemente condivide la sua visione e il disprezzo verso il male del mondo degli uomini, e in questo Universo è innamorata di Superman. Nulla è mancato nella caratterizzazione della storia, le alleanze hanno senso e la caratterizzazione dei personaggi è fedelissima ai fumetti; basti pensare alla personalità di Flash messa in mostra maggiormente nel capitolo a lui dedicato, dove tra l'altro non viene neanche dimenticata l'amicizia tra lui e Hal, oppure il discorso di Wonder Woman alle Amazzoni. Inoltre, non viene tralasciato nessun elemento caratteristico del DC Universe: se in un primo momento quando i supereroi rimasti nel loro Universo cercavano un modo per andare nell'Universo del Regime ho ricordato a me stesso della Piattaforma Cosmica di Flash, ecco che qualche scena dopo non solo la nominano, ma viene anche mostrata! E cos'altro aggiungere? Nemmeno i colpi di scena mancano, a partire dalla rivelazione dell'identità di Nightwing (anch'essa sensata) e dalla scena shock tra Superman e Shazam, all'apertura del capitolo di Flash.

Cosa manca allo story mode? Niente, assolutamente niente. Ovviamente, trovandoci in un picchiaduro, è normale che i personaggi arrivino a lottare anche in maniera a volte sensata (cosa risentita maggiormente, a mio avviso, solo nel capitolo di Freccia Verde), e i minigiochi inseriti in alcuni livelli, risultano anche godibili. Le animazioni sono stupende, e devo dire che mi sono ritrovato molto in contrasto con parecchi recensori che l'hanno criticata; non ricordo che in Mortal Kombat esse erano così ben curate, mostrando fondali nemmeno presenti tra le arene di gioco fatte veramente bene, e intere sequenze di combattimento a dir poco eccellenti - nel capitolo di Aquaman e in quello di Wonder Woman, per esempio, le sequenze sono magnifiche! Inoltre, la trama è scorrevole, un vero e proprio film, che non si ferma solo al cammino dell'eroe protagonista del capitolo, ma narra gli interi avvenimenti della storia. Il tutto si riduce comunque a solamente tre ore di gioco, con un numero di capitoli inferiore a quelli di Mortal Kombat, ma come già detto non è questo che influenza la longevità del gioco stesso, e sommando la qualità delle animazioni, la narrazione e la fedeltà dei personaggi alle loro controparti cartacee (e animate), ci troviamo di fronte ad un capolavoro vero e proprio. Una storia ben fatta, che scontenterà solamente chi ha fin troppe pretese.


Non sono assolutamente un intenditore di videogames, quindi mi asterrò da commenti più tecnici riguardanti gameplay e grafica. L'unico voto che darò è dettato semplicemente da un fan del DC Universe che finalmente ha avuto modo di giocare con i suoi personaggi preferiti all'interno di una trama veramente ben sviluppata e curata nei minimi dettagli, senza dimenticarci del cast di doppiatori eccellente, trattandosi delle voci originali direttamente dalle serie animate... eccetto Richard Epcar, che ciò nonostante merita veramente le lodi per la sua bravura nel riuscire a caratterizzare al meglio la voce del Joker.