giovedì 20 agosto 2026


Un film di cui mi preme tantissimo parlare è Colossal, scritto e diretto da Nacho Vigalondo con protagonisti Anne Hathaway e Jason Sudeikis. Uscito nel 2016, il film ha avuto un budget di 15 milioni e ne ha incassati solo 4 e mezzo, non proprio un successone. Ma non stiamo troppo a guardare gli incassi, di quelli a me frega ben poco. Colossal è uno di quei film che a mio parere meritano almeno una visione all'anno, non perché sia un film di quelli che cambiano la vita, ma perché rappresenta una piacevole boccata d'aria fresca in un panorama cinematografico ormai saturo di franchise, remake e sequel. Un soggetto originale, divertente e capace di usare una premessa assurda per raccontare qualcosa di profondamente umano.

La trama, in breve.
Gloria è una ragazza disoccupata, festaiola e con problemi di alcolismo. Dopo essere stata lasciata e cacciata di casa dal suo ragazzo, Tim, torna nella casa in cui è cresciuta, nel suo paese natale, dove riallaccia i rapporti con Oscar, un vecchio amico d'infanzia. Contemporaneamente, un evento soprannaturale sconvolge il mondo: ogni giorno alle 20:03 un gigantesco kaiju compare a Seoul. In qualche modo, però, quel mostro sembra essere collegato proprio a Gloria. Come? Quello lo lascio scoprire a voi.


L'idea alla base di Colossal è una delle più originali che mi sia capitato di vedere negli ultimi anni. Molti film sui kaiju hanno utilizzato mostri e robottoni come metafora di paure collettive o questioni politiche e sociali: basti pensare alla paura del nucleare che ha dato origine a Godzilla o alle letture sul colonialismo di Mothra. Colossal, invece, sceglie una strada diversa. Il mostro non è semplicemente una minaccia da abbattere né il pretesto per mettere in scena una guerra tra eserciti. Diventa il riflesso dei suoi protagonisti.
È proprio qui che il film riesce a sorprendere. Attraverso questa premessa surreale, Vigalondo racconta dipendenza, manipolazione, bisogno di controllo, fragilità emotiva, senso di colpa e autodistruzione. Il legame tra Gloria e il kaiju non serve tanto a spiegare un mistero, quanto a mettere la protagonista davanti alle conseguenze delle proprie azioni e ai suoi demoni interiori. Senza rinunciare all'umorismo e all'assurdità della situazione, Colossal parla più di persone che di mostri. E il finale? Non voglio spoilerare nulla, ma è qualcosa che non tradisce il tono e quanto raccontato fino a quel momento.

In un periodo in cui il cinema d'intrattenimento tende spesso a riproporre formule già viste, Colossal riesce ancora oggi a distinguersi. Non so dirvi se sia uno di quei film destinati a cambiarvi la vita. So però che è uno di quei titoli che, quando non so cosa guardare, rimetto volentieri senza pensarci due volte.

In conclusione.
Negli ultimi anni gli americani, col MonsterVerse, hanno anche rotto tre quarti di minchia. Anche il Giappone continua giustamente a reinventare Godzilla, ma il rischio di vedere sempre le stesse dinamiche è dietro l'angolo, che siano monologhi politici o scazzottate tra mostri. Colossal, invece, prende un genere che sembrava aver detto tutto e lo piega a qualcosa di completamente diverso. Non rinuncia al divertimento, non rinuncia ai kaiju, ma li usa per raccontare persone, relazioni e fragilità.

E per questo, almeno secondo me, resta un piccolo gioiello ingiustamente sottovalutato.

Buona visione

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