lunedì 5 ottobre 2026

 

La storia dietro la distribuzione nei cinema di Coyote vs. ACME è storia risaputa. Non mi perderò in chiacchiere a spiegarne la storia travagliata che ha visto la realizzazione, poi cancellazione e poi l'acquisizione dei diritti di distribuzione di Ketchup Entertainment. Così come non spiegherò nei dettagli la trama, che si riassume pressappoco così: Will E. Coyote decide di fare causa all'ACME, marchio apparso per oltre mezzo secolo sui suoi accessori che utilizza per tentare di catturare il suo acerrimo rivale Road Runner, che per decenni gli ha inviato solo prodotti non funzionanti; rappresentato dal suo avvocato Kevin Avery (Will Forte), sfida legalmente il colosso. Tutto qui, il resto è una scoperta per lo spettatore.

Avevo molto hype per questo film, le aspettative forse erano alte ma posso dire con il cuore rilassato che non sono state tradite. Coyote vs. ACME è un film ricco di idee, fantasia e soprattutto amore per ciò che i cari vecchi Looney Tunes ci hanno (forse) voluto raccontare da sempre: le situazioni possono letteralmente esploderti in faccia, si può fallire, si può anche riderne, ma l'importante è rialzarsi e continuare a riprovare. Inconsciamente, credo che una parte di Will E. Coyote sia sempre stata dentro di me, la sua tenacia, la sua testardaggine, la sua fame (letterale e metaforica) possono essere di ispirazione, in una vita dove sono sempre i più deboli a subire e i forti, quelli incravattati e al potere, a vincere. Che il fallimento non avviene necessariamente per la propria incapacità, ma perché fuori c'è un mondo che sembra essere costruito per farci fallire.

Può sembrare una retorica trita e ritrita, forse un po' spicciola, ma è questo il vero cuore di Coyote vs. ACME, quello che alle apparenze è solo un filmetto per famiglie, con qualche risata facile. Un film che ricostruisce alla perfezione lo spirito dei cartoni animati, dove ci si fa male e ci si rialza, dove il mondo si piega alla fantasia. Quest'ultima parte ne è anche la forza principale del film, ogni scena d'azione o assurda è piegata alla fantasia pura, idee semplici che riescono a risultare geniali (come un fucile che spara uova e schivarne i "proiettili" chiudendoli in un freezer).

Un plauso, per me, va anche a John Cena che si rivela un performer eccezionale, nel ruolo di un cattivo che a primo impatto non sembrerebbe scritto per lui ma che interpreta alla perfezione. La sua capacità di non prendersi sul serio è un punto di forza, perché sembra riuscirgli naturale, il dialogo tra lui e Titti ne è la riprova (consiglio di vederla in originale).

Piccolo fun fact: il personaggio di Pepé Le Pew (la puzzola che parla francese, per intenderci) nel corso degli anni è stato vittima di controversie. Mettiamola così: un personaggio invecchiato male, così male che è stato quasi del tutto cancellato. Non faccio spoiler, ma il suo cameo è quello che mi ha fatto veramente ridere di più, in tutto il film.

In definitiva.
Che dire? Coyote vs. ACME è la dimostrazione che, con idee solide, originali e piene di fantasia alla base, anche uno stupido film che sulla carta è solo un altro "film coi cartoni" può riuscire. Perché a volte basta non sforzarsi neanche troppo per trovare le idee, tipo leggere un articolo di giornale ironico (Coyote v. ACME era il titolo di un articolo apparso sul The New Yorker nel 1990). Oh, e un altro punto di forza è il pubblico a cui  si rivolge, ossia gli sfigati, i falliti, parlando loro senza romanticizzare troppo il fallimento, "messaggio" tipico della scrittura di James Gunn, che ne ha co-scritto il soggetto.

Altro da aggiungere?
That's all, Folks!

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