venerdì 23 ottobre 2026

 


In questa noia autunnale, noia prettamente mentale, ho dedicato un po' di tempo ad alcuni rewatch, particolarmente alla filmografia di Kevin Smith, un regista sul quale avrei molto da dire e che per farla breve, il mio parere oggi si riassumerebbe in una volta era bravo, ora no. Rimando la questione ad un futuro prossimo, ma voglio agganciarmi a questo pensiero proprio perché proprio riguardando alcuni dei suoi lavori recenti mi sono imbattuto in alcune critiche su quello che, a mio parere, sia il secondo film più riuscito del regista del New Jersey, Chasing Amy (secondo, ovviamente, solo a Clerks).

Procedo, come sempre, a narrare prima della trama, prima di proseguire alle mie argomentazioni.

La storia, in breve.
Holden McNeal e Banky Edwards(Ben Affleck e Jason Lee) sono due fumettisti che stanno raggiungendo l'apice del loro successo con il loro fumetto Bluntman and Chronic, basati su due personaggi di loro conoscenza, nonché loro spacciatori (e già conosciuti in Clerks) Jay e Silent Bob (Jason Mewes e Kevin Smith). Durante una convention di fumetti, fanno la conoscenza di Alyssa Jones (Joey Lauren Adams), anche lei fumettista. Holden se ne innamora perdutamente solo per scoprire poi che Alyssa è lesbica. I due intraprendono un rapporto idilliaco che passa dall'amicizia pura fino ad un amore romantico, rovinato, però, dalla rivelazione sul passato di Alyssa che fa crollare tutte le convinzioni di Holden su Alyssa e porta, infine, ad un dramma vero e proprio che si ripercuote sulla sua stessa persona.

Considerazioni.
Un po' la trama contiene spoiler, lo so. Il bello di questo film, a mio parere, è scoprirlo poco alla volta. Ad ogni modo, Chasing Amy non è semplicemente un film romantico, è un film che parla di fragilità maschile tradotta in stupidità e ottusità. Un film che racconta principalmente l'incapacità di un uomo di accettare una sessualità e un'esperienza sentimentale che non riesce a ricondurre alle proprie categorie mentali.

Come detto in partenza, ho sentito la necessità di parlare di Chasing Amy a seguito di alcune critiche lette online, oggi nel 2026. C'è chi oggi lo etichetta come un film ingenuo, se non sbagliato. Un film che pretende di poter parlare per conto di una donna queer con una voce prettamente maschile (come alle femministe di oggi piace dire, cis etero). Descrizioni che, per quanto possa non essere d'accordo, trovo comunque valide. Se nonché, Chasing Amy è comunque un film del 1997, un'epoca dove determinati discorsi su orientamenti sessuali erano ben lontani dall'orecchio comune. Il problema che viene sottolineato è: Alyssa si presenta come una donna con un'identità lesbica ben definita, Holden è il maschio che è convinto di poterla cambiare e, per un breve periodo, ci riesce. Poi viene introdotta la presunta (anche se direi più "palese") bisessualità di Alyssa e il discorso sul suo orientamento cambia, nonostante si insista con l'etichettarla come lesbica. Ciò che, a mio parere, disturba in realtà è proprio il discorso sull'etichetta. Forse Smith fu ingenuo, nel 1997, forse davvero è una visione filtrata da un pensiero maschile tipicamente etero, ma davvero vogliamo soffermarci sulle etichette? Nel 2026, Chasing Amy potrebbe aver inserito una linea di dialogo in cui si avrebbe potuto dedurre che Alyssa fosse bisessuale se non pansessuale. E quindi? Un discorso sulle etichette non può compromettere un buon film che, comunque, nel 1997 parlava di diversità in maniera del tutto normale e non forzatamente in cui, ahimè, al giorno d'oggi sembra che tutti stiano facendo (non tutti, ovviamente, ma gran parte).

Chasing Amy non ha il focus sul personaggio di Alyssa. Ha il focus su Holden. Un uomo convinto che la sessualità, se non i rapporti in generali, seguano delle regole specifiche. Un uomo che si sente inadatto perché ha di fronte una persona che la sua identità l'ha ricercata e non l'ha data per scontato solo per un insegnamento inculcato da una società che ragiona solamente in maniera binaria. E se ciò non bastasse, il personaggio di Banky, il miglior amico di Holden, sboccato, sopra le righe e con le idee più controverse, serve come contraltare alla voce del protagonista. Lui è quella parte più schietta, più ottusa, volgare e soprattutto rumorosa che Holden trattiene. Questa è buona scrittura. Se vogliamo mandare all'aria il lavoro di un regista che, all'epoca, faceva buoni film, il discorso sulle etichette non può essere preso in considerazione. Certamente, in alcuni dialoghi si intravede molta ingenuità da parte di Smith, ma era comunque un regista/sceneggiatore che è riuscito a raccontare una storia diversa da quelle che Hollywood proponeva in quegli anni. E, ingenuità o meno, ha anche accennato un pizzico di bi-fobia, fenomeno che realmente esiste anche nelle comunità LGBTQ+.

In conclusione.
Kevin Smith, col suo terzo film della Trilogia del New Jersey, parlò di fragilità e stupidità maschile. Nient'altro. Il personaggio di Alyssa, che sia funzionale solo allo sviluppo di Holden potrebbe essere una critica valida, ma non dobbiamo dimenticarci che il focus principale era qualcos'altro. Kevin Smith, in quegli anni, era sulla cresta dell'onda: uno dei più grandi e bravi registi indipendenti americani, ha raccontato la realtà suburbana del New Jersey, di giovani disillusi incastrati in una vita che non aevano scelto, della difficoltà di entrare nell'età adulta, utilizzando un linguaggio sboccato, volgare e incorniciato da un bel po' di cultura nerd, con dei dialoghi (che sono sempre stati il punto forte di Smith) divertenti e brillanti. E nel mentre, ha costruito il primo universo condiviso cinematografico (il View Askewniverse) prima che fare universi condivisi andasse di moda. Un piccolo gioiellino cinematografico che, forse, nel 2026 non cambierà la vita, ma può far spegnere il televisore soddisfatti.

Poi, sul declino di Kevin Smith, sia cinematografico che intellettuale, possiamo riparlarne. Così come il suo autoreferenzialismo spudorato in Clerks III e Jay e Silent Bob Reboot, che tra l'altro ci mostra in maniera non necessaria il destino proprio dei personaggi di Holden e Alyssa, sono argomenti che meriterebbero un post a parte e tanti sospiri di delusione.

0 comments:

Posta un commento